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letterina 20110319

Super User Letterine 19 Marzo 2011

L'affondo 

I bulli e il giudice

La notizia è proprio curiosa. Due minorenni di Bassano del Grappa, colpevoli di gravi atti di bullismo, sono stati condannati dal tribunale dei Minori di Mestre, a impegnarsi nel volontariato, ad andare a messa tutte le domeniche, ottenere ottimi voti a scuola oltre a scusarsi con le vittime. I due saranno tenuti sotto controllo dagli psicologi dei servizi sociali del Comune di Bassano del Grappa. Il percorso dei giovani durerà un anno al termine del quale il giudice deciderà se considerare la vicenda chiusa o riprendere il percorso penale. 


La pena che fa discutere di più è l’obbligo di andare a messa la domenica. "Non credo, ha detto l’Abate di Bassano monsignor Renato Tomasi, che si possa imporre la fede come pena. Nessun giudice o norma - afferma - può imporre l’obbligo di andare a messa e in ogni caso chi dovrebbe controllare la loro fede?
Non credo che i parroci possano farlo".  Ineccepibile l’osservazione dell’abate.
Ma chi deve controllare e che cosa? 


Il giudice non impone una fede, ma un comportamento: andare a messa. E questo può essere controllato da chiunque. Il problema semmai è se questo è il comportamento più adeguato per rimettere in riga i due bulli. Va notato un particolare. L’impegno nel volontariato, lo studio a scuola, le scuse alle vittime insieme con la frequenza alla messa compogono l’immagine di un bravo ragazzo di paese. Resta da vedere se questa immagine funziona ancora. Lecito qualche dubbio. Il dubbio poi fa rimbalzare un’obiezione: i ragazzi - di paese o di città - hanno ancora dei modelli ai quali riferirsi? O il fatto di essere senza regole - il bullismo è il classico atteggiamento degli 'sregolati' -  dipende anche da un altro fatto e, cioè, che non esistono modelli? L’unico modello possibile viene imposto per legge. Ma la legge non potrà mai far nascere modelli. E si può ragionevolmente pensare che la severità del giudice del tribunale dei Minori di Mestre incontrerà qualche ostacolo e, cosa ancora più grave è possibile che i due bulli rimangano tali.    

don Alberto Carrara 

 

   

 Numeri telefonici dei sacerdoti dell’Unità Pastorale:

Don Lorenzo (Gromlongo) 035 540059 ; 3394581382.

Don Umberto (Barzana) 035 540012; 3397955650.
Don Paolo (Burligo) 035 550081.
Don Giuseppe (Palazzago) 035 550336 ; 3471133405.

 

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letterina 20110312

Super User Letterine 12 Marzo 2011

L'affondo 

Preghiera, digiuno, condivisione

Tempo di Quaresima. Un tempo prezioso per la vita del credente, perché posto sotto il segno del rinnovamento e della conversione. Come ciascuno di noi sa bene, la conversione non è mai un evento accaduto una volta per sempre, ma è un dinamismo che dobbiamo rinnovare a ogni età, in ogni stagione, ogni giorno della nostra esistenza. Capita infatti che noi allentiamo le forze, ci stanchiamo, siamo preda dello smarrimento e della consapevolezza della nostra debolezza. Non siamo capaci di vivere sempre un’esistenza pasquale: l’incostanza, l’abitudine, la routine ce lo impediscono. Ecco allora il tempo propizio della Quaresima, tempo di "esercizi cristiani" come lo chiama il monaco Enzo Bianchi, tempo in cui intensifichiamo alcune azioni e riprendiamo alcuni atteggiamenti che, ripetuti con particolare attenzione e forza, ci permettono di sviluppare, confermare e accrescere le nostre risposte alle esigenze della sequela cristiana. Per questo, la sapienza della tradizione cristiana consiglia al cristiano in questo tempo quaresimale soprattutto la preghiera, il digiuno e la condivisione. Tre azioni che già nella tradizione ebraica erano considerate le tre colonne per la vita del "giusto" e che non a caso Gesù raccomanda nel discorso della montagna. Si tratta di tre impegni che costano materialmente, ma che sono essenziali per vivere nella libertà, lontano dall’alienazione degli idoli: la preghiera infatti significa privarsi del tempo per donarlo a Dio, il digiuno è privarsi del cibo per spogliarsi personalmente, la condivisione è privarsi di quanto si possiede personalmente per farne parte a quanti fanno più fatica. Perché questo sia possibile, occorre custodire l’ascolto e il confronto con la Parola. Nella vita spirituale si cresce a misura che si scende nella profondità dell’ascolto. Non dimentichiamoci che la stessa preghiera cristiana è anzitutto ascolto. È accoglienza di una presenza, è relazione con un Altro che ci precede e ci fonda. Pregare, infatti, non è chiedere che Dio realizzi i nostri desideri, ma comporta il predisporsi alla volontà di Dio che si concretizza nell’amore. La preghiera, per questo, non è scissa dalla vita, ma ascolto che la trasforma e la guida continuamente.   

Mons. Francesco Beschi

 

   

Numeri telefonici dei sacerdoti dell’Unità Pastorale:

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letterina 20110305

Super User Letterine 05 Marzo 2011

L'affondo 

Una scheggia della croce

La Quaresima è alle porte. Nella bisaccia che sta ritmando il nostro cammino pastorale mettiamo un altro segno: una scheggia della croce. La vedremo, la croce, albero innalzato, nella chiesa parrocchiale e guarderemo la scheggia della croce nella reliquia che abbiamo all’altare laterale. Questa preziosa testimonianza della passione del Signore, venne portata a Palazzago nel 1590, il 9 aprile, tramite il Signor Lorenzo Bianchi, che la ottenne da papa Sisto V. 
Intanto leggiamo alcuni passaggi di don Tonino Bello:
 
Poi nella bisaccia riporrei una scheggia della croce. Il che significa portarsi incorporata l’allegoria dell’apparente fallimento, ma anche l’allegoria della disponibilità a perdersi...
Quando tutte le religioni saranno capaci di dare la vita per l’ uomo- mi sembra un’ idea folgorante questa - allora scompariranno anche le loro contrapposizioni. Nel libro, per certi versi discutibile ma illuminante, di padre Balducci,  L’ uomo planetario, è riportato un episodio che ha la forza di un apologo: 
il 3 febbraio del ‘43 nelle acque della Groenlandia una nave ,colpita da un siluro tedesco, stava per affondare. Chi non aveva il salvagente era perduto. Nella lotta selvaggia della vita  - racconta un testimone-  quattro uomini rimasero calmi  e consapevoli .Erano cappellani militari: un rabbino ,un sacerdote cattolico e due pastori evangelici. Si erano legati l’uno all’altro per non cadere dalla coperta viscida e già fortemente inclinata. Tutti e quattro avevano avuto la loro cintura di salvataggio; l’ avevano avuta ma ciascuno, in quel momento di tenerezza e di sofferenza, aveva offerto la propria cintura di salvataggio ad un uomo dell’equipaggio. Allorché la nave si impennò,prima di calare a picco tra i flutti ,si videro i quattro cappellani per l’ultima volta: stavano ritti e immobili,tenendosi per mano , addossati contro il parapetto. Poi il mare si chiuse su di loro.
...Allora sì che le religioni mostrano di essere state partorite dall’ amore e non dal timore .  

   

Numeri telefonici dei sacerdoti dell’Unità Pastorale:

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letterina 20110226

Super User Letterine 26 Febbraio 2011

L'affondo 

Libertà religiosa

La libertà religiosa è un diritto individuale, sociale, universale. Lo reclamiamo tra noi e per tutti i credenti. A che punto è la situazione nel mondo?
L'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani afferma: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti». A oltre sessant'anni di distanza, che ne è di questo diritto? Benedetto XVI lo ha richiamato in occasione della Giornata della pace 2011, parlando di libertà religiosa come di via alla pace. Eppure, la cronaca di questi ultimi anni - e delle recenti settimane - sembra dimostrare esattamente il contrario. Dall'Iraq arrivano in continuazione notizie di chiese incendiate, di cristiani perseguitati, uccisi, in fuga... Dal Pakistan, il caso di Asia Bibi, accusata di blasfemia e condannata a morte, riaccende i riflettori su un altro Paese, dove la libertà religiosa per le minoranze cristiane non solo non è garantita, ma viene spesso e volentieri calpestata. In Paesi come l'Algeria, è proibita ogni forma di proselitismo, ma ogni pretesto può venire usato per dare la caccia ai cristiani locali o per espellere gli stranieri. In Egitto è in atto una fuga paragonabile solo a quella dei Territori palestinesi... Per la libertà nostra e degli altri Secondo il Rapporto 2010 sulla libertà religiosa, dell'associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, oggi nel mondo, il 75 per cento di coloro che subiscono violazioni della libertà religiosa sono cristiani. Eppure non sono solo loro a non vedersi garantito questo diritto fondamentale, diritto individuale e universale.
Anche molte altre minoranze religiose, in molte regioni del pianeta e in diversi contesti, subiscono persecuzioni e soprusi. «Nel momento in cui denunciamo le violenze contro i cristiani  - avverte René Guitton - non dobbiamo dimenticarci di tutti gli altri. Dobbiamo lottare insieme contro tutte le forme di discriminazione e persecuzione. Come cristiani non possiamo limitarci a difendere la libertà religiosa solo di altri cristiani, chiudendoci in un comunitarismo che serve solo a scavare fossati tra le culture e le religioni e che rende meno credibili le nostre legittime proteste». 

Anna Pozzi 

 

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del Carnevale

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della Festa del Papà

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della Vacanza Ado

 

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letterina 20110219

Super User Letterine 19 Febbraio 2011

L'affondo 

Charitas sine modo

Carissimi,
sono stato colpito dalla scritta collocata sopra il crocifisso ligneo della vostra splendida chiesa: Charitas sine modo.  È un latino semplice, che vuol dire: amore senza limite. Anzi, per essere più fedeli alle parole, bisognerebbe tradurre così: amore senza moderazione. Smodato, sregolato.
Amore senza freni, senza misura, senza ritegno...
Volesse il cielo che, ogniqualvolta uscite dalla chiesa, non vi sentiste affidare da Gesù Cristo nessun’altra consegna che questa: Charitas sine modo. Amore senza misura. Disposto, cioè, a giocare in perdita per il bene del prossimo. Felice di pagare prezzi da capogiro pur di salvare una sola vita umana. Capace di raggiungere perfino il più indisponente nemico. Deciso a scavalcare le lusinghe della violenza, anche quando c’è da recuperare un sacrosanto diritto.
Ma mentre in chiesa dicevamo queste cose, nel mondo accadevano vicende terrificanti. Ve ne ricordate? Abbiamo vissuto... trepidando e pregando prima, perché il Signore allontanasse la tragedia della guerra dal genere umano; soffrendo e sperando dopo, nell’attesa che la logica della pace tornasse a prevalere sugli scenari di morte. Oggi mi è penoso rievocare la malinconia di quei giorni. Perché qualche colpa ce l’abbiamo pure noi. Siamo rimasti lacerati tra i richiami dell’«onnidebolezza» di Cristo e la seduzione dell’«onnipotenza» dell’uomo. Forse le ragioni della nonviolenza evangelica non ci sono parse così affidabili come le argomentazioni della forza delle armi. Abbiamo corretto il tiro di quella frase assurda: amore, sì, ma fino a un certo punto; che diamine! Dio, quanta tristezza!
L’esperienza di quei giorni, comunque, contribuisca a farvi giudicare ogni guerra, almeno per il futuro, come la contraddizione più aperta con quella scritta collocata sulla cornice del vostro Crocifisso: Charitas sine modo. 

Da una lettera del Vescovo Tonino Bello ad una Parrocchia di Molfetta 

 

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letterina 20110212

Super User Letterine 12 Febbraio 2011

L'affondo 

Tre tristi sorelle

La vigliaccheria chiede: "È sicuro?".
L’opportunità chiede "È conveniente?".
La vanagloria chiede: "È vantaggioso?".
 
La vera misura di un uomo si vede non nei momenti di comodità o convenienza, ma tutte le volte in cui affronta il rischio o la sfida.
Vigliaccheria, Opportunità, Vanagloria:  sì, sono tre tristi sorelle che passeggiano per le strade della storia col loro corteo di adepti. Ce lo ricorda nelle righe sopra citate un personaggio che le ha sempre snobbate, Martin Luther King, imboccando invece le vie del coraggio, del rischio, della laboriosa umiltà. E a lui, assassinato a Memphis nel 1968 a 39 anni, s'adattavano pienamente le parole del Giulio Cesare di Shakespeare: "I vigliacchi muoiono molte volte prima di morire, mentre i coraggiosi provano il gusto della morte una sola volta". Egli non calcolava il vantaggio personale, l'interesse privato, come gli suggeriva l'Opportunità, né misurava tutto il suo impegno sul successo promesso dalla Vanagloria.
Purtroppo, però, dobbiamo riconoscere che lo stile di vita celebrato dalla società contemporanea è tutto racchiuso in quella trilogia. Ciò che è sicuro, che conviene ed è vantaggioso è l'unità di misura costante adottata a partire dai politici, scendendo giù fino al popolo.
Scegliere, invece la giustizia, l'amore, l’ impegno per gli altri è un rischio che si cerca di evitare. Ed è così che si diventa meschini, gretti, mediocri; si è incapaci di un atto libero e gratuito, al punto tale che, se qualcuno si rivela generoso, viene sospettato di inganno o bollato di ingenuità (forte ma vera è la frase di uno dei "cafoni" del Fontamara di Silone: "Se è gratis, c'è l'inganno!". La lezione evangelica del perdere per trovare è aborrita dalle tre sorelle, per esse il dare non è più gioioso del ricevere; ma alla fine, una vita senza rischio o sfida, senza generosità e libertà è simile a un noioso pomeriggio invernale trascorso in casa, lasciando gocciolare le ore...  

Mons. Gianfranco Ravasi 

 

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