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letterina 20100425

Super User Letterine 25 Aprile 2010

L'affondo

 La testimonianza suscita vocazioni
 

Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle!
La 47a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, mi offre l'opportunità di proporre alla vostra riflessione un tema che ben si intona con l'Anno Sacerdotale: La testimonianza suscita vocazioni...Per questa ragione desidero richiamare tre aspetti della vita del presbitero, che mi sembrano essenziali per un'efficace testimonianza sacerdotale.
Elemento fondamentale e riconoscibile di ogni vocazione al sacerdozio e alla consacrazione è l'amicizia con Cristo. Gesù viveva in costante unione con il Padre, ed è questo che suscitava nei discepoli il desiderio di vivere la stessa esperienza, imparando da Lui la comunione e il dialogo incessante con Dio...Altro aspetto della consacrazione sacerdotale e della vita religiosa è il dono totale di sé a Dio. Scrive l'apostolo Giovanni: "In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1 Gv 3,16). Con queste parole, egli invita i discepoli ad entrare nella stessa logica di Gesù che, in tutta la sua esistenza, ha compiuto la volontà del Padre fino al dono supremo di sé sulla croce...Infine, un terzo aspetto è il vivere la comunione. Gesù ha indicato come segno distintivo di chi vuol essere suo discepolo la profonda comunione nell'amore: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35). In modo particolare, il sacerdote dev'essere uomo di comunione, aperto a tutti, capace di far camminare unito l'intero gregge che la bontà del Signore gli ha affidato, aiutando a superare divisioni, a ricucire strappi, ad appianare contrasti e incomprensioni, a perdonare le offese... 

 BENEDICTUS PP. XVI  

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letterina 20100418

Super User Letterine 18 Aprile 2010

L'affondo

 A di Amare

Non basta dire:"Quelli erano altri tempi, oggi sarebbe più difficile farlo".
Perché in tutti i tempi l’amore deve vincere il sospetto, sempre bisogna accettare il rischio e fidarsi, uscire quando le ragioni per stare chiusi dentro sembrerebbero essere più serie e gravi. Altrimenti la vita lentamente ma inesorabilmente si trasforma in lutto, la casa diventa una tana e la strada un vicolo cieco. Infatti , l’amore che noi ci mettiamo non è tanto un regalo fatto all’altro, quanto un dono offerto a noi stessi per scommettere su un "più" di vita, per rilanciare la posta in gioco dell’esistenza.  
L’amore è un’apertura di credito verso la nostra contabilità che diversamente resterebbe fatta di quattro conti con i quali non ti compreresti niente.  
Non ragionare, ama!  
E quella  stessa vita che ti sembrava arida e desolata ti tornerà in grazia.  
Ama e troverai quello che cerchi.

Lucio Coco: Piccolo lessico della modernità

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letterina 20100411

Super User Letterine 11 Aprile 2010

L'affondo

 Ciò che salva è la relazione

Mi ha sempre colpito un aspetto della cultura ebraica, così come la narrazione biblica ce la rappresenta. Ed è il suo aspetto peculiare, che la differenzia, per esempio, dalla cultura greca, così fortemente connotata da grandi sistemi di pensiero, si potrebbe dire da grandi manuali di risposte. Nella cultura ebraica non esistono risposte, esiste una storia, la narrazione di una storia, che ti lascia a volte a bocca aperta, perché non c’è mai terreno sicuro sotto i piedi, non si sa dove si va a finire, ci sono più domande che sicurezze. Uno dei personaggi che più ne interpreta lo spirito è Abramo: lui parte e non sa per dove e non sa se ci arriverà mai. E difatti non ci arriva, ma non è importante. La sua vita e la sua grandezza staranno infatti tutte in quel suo partire e cercare, nel suo interrogarsi ed interrogare. Non è che la cultura greca non abbia prodotto storia, ma è un’altra storia, un altro tipo di vita e di rapporti. C’è una bellezza statica, cha sa a volte di appagamento, c’è la solitudine dell’uomo di fronte al proprio destino. Il racconto biblico appare sconcertante, se lo leggi non come libro religioso, ma come chiave di vita per l’essere umano. Non ci sono risposte compiute e spiegazioni, o meglio ... poi una risposta appare ed arriva chiara, anche se non sembra tale. E la risposta è: un’alleanza, dice la Bibbia, un rapporto, un’amicizia.
Oggi la psicologia moderna direbbe: "la relazione", che non è di fatto la risposta razionale alle tue domande, ma è la condizione che risolve. Nella relazione magari le risposte che tu cercavi non ci sono, tu continui a saperne quanto prima, ma non ti interessa più, perché hai già quelo che ti serve. Sembra un paradosso, ma non lo è affatto. Oggi più che mai questa verità appare un’evidenza così sconcertante ed inconfutabile, come non, o era mai stata in altra epoca. Ogni sistema di riferimento infatti è andato in crisi, sembra che non ci siano più strade sicure ed uguali per tutti. E questo potrebbe non essere una disgrazia, perché ci obbliga a riflettere, a farci domande, a cercare nuove soluzioni. E nuove forme di relazione.

Pier Luigi Ricci

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letterina 20100404

Super User Letterine 04 Aprile 2010

L'affondo

 Auguri  con un ramo di mandorlo

La Bibbia presenta a volte scenari desolanti, ma parla anche di un ramo di mandorlo che annuncia la primavera. E’ molto conosciuto questo passo di Geremia: "Mi fu rivolta questa parola del Signore; "che cosa vedi geremia?"
Risposi: "vedo un ramo di mandorlo". Il Signore soggiunse: "Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla". (Geremia 1, 11-12). Mandorlo in ebraico significa "io vigilo" perché, a causa della sua precoce fioritura, sembra che in inverno non dorma, per essere il primo ad annunciare la primavera. Il mandorlo per eccellenza, il primo vegliante ed il primo risvegliante, è Dio stesso, che sta accanto ad ogni creatura per chiamarla ad una vita nuova. E mandorlo dovrebbe essere ogni credente, un mandorlo fiorito in mezzo ad una società che ancora patisce i rigori dell’inverno. Ho letto di una mamma la quale, una mattina, che il cielo era ancora buio ed appena si percepiva, nel silenzio più profondo, il richiamo sommesso di un piccolo uccello, si è sentita chiamare dalla propria bambina con queste parole: "ascolta mamma, il giorno ...". Era, quella bambina, come un mandorlo fiorito: anch’essa annunciava la vittoria della luce e della vita su ogni immagine di morte. Nella Bibbia ci sono tante altre immagini che suggeriscono l’attesa e la speranza, soprattutto nei racconti pasquali, che tra poco ci sarà dato di riascoltare. Pensiamo: agli aromi destinati al sepolcro si mescolano i profumi di un giardino che rifiorisce; un soffio di aria pasquale penetrando in una sala dalle porte chiuse, scioglie l’inverno che irrigidiva i cuori; sulla riva di un lago, dopo tante tristezze, c’è gente che consuma un pic-nic in una cornice di primavera.
Chi legge questi racconti non può che dissetarsi alla fonte della speranza. Il mondo che prima era opprimente si fa leggero, pervaso da un soffio di vita.
La primavera del Vangelo si chiama risurrezione. Il mandorlo fiorito si chiama Cristo Risorto.


Buona Pasqua!
Don Giuseppe, don Lorenzo, don Francesco, don Lino, don Andrea

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letterina 20100328

Super User Letterine 27 Marzo 2010

L'affondo

 Osanna

 Gesù entra a Gerusalemme trionfalmente. La gente applaude, agita in alto i rami strappati dalle palme e dagli ulivi, stende i propri mantelli al passaggio del Rabbì di Galilea. Piccola gloria prima del disastro, fragile riconoscimento prima del delirio. Gesù sa, sente, conosce ciò che sta per accadere.Troppo instabile il giudizio dell'uomo, troppo vaga la sua fede, troppo ondivaga la sua volontà.
Ma che importa? Sorride, ora, il Nazareno e ascolta la lode rivolta a lui e che egli rivolge al Padre.
Messia impotente e mite, energico e tenero, affaticato e deciso.
Non entra a Gerusalemme a cavallo di un puledro bianco, non ha soldati al suo fianco che lo proteggono, nessuna autorità lo riceve: entra in città cavalcando un ridicolo ciuchino, ricordando a noi, malati di protagonismo, che il potere è tale solo se non si prende troppo sul serio, che la gloria degli uomini è inutile e e breve. Osanna, figlio di Davide, Osanna nostro incredibile Dio, nostro magnifico re. Osanna dai tuoi figli poveri e illusi, feriti e mendicanti, Osanna re dei poveri, protettore dei falliti. Osanna!
Innalza a te il grido di lode la tua Chiesa, santa e peccatrice, riconosce in te l'unica ragione di vivere, l'unica ricerca, l'unico annuncio, Osanna maestro amato.Gesù sceglie: consapevolmente, drammaticamente, dolorosamente. Andrà fino in fondo, si immergerà nella volontà degli uomini (di morte), sperando che essi scoprano la volontà di Dio (di dono di sé).
Accetta di morire il Nazareno, il Figlio di Dio, perché nessuno possa dire che ciò che egli annuncia è fantasia o delirio. Dopo, tutto diventa miracolo. Al servo viene riattaccato l'orecchio, Pilato ed Erode diventano amici, Pietro piange il suo tradimento, Gesù viene riconosciuto "giusto" dal procuratore pagano, le donne vengono consolate e scosse, il ladro appeso alla croce perdonato e la folla torna a casa percuotendosi il petto.
È piena di inattesa dolcezza la morte di Dio.            

Paolo Curtaz  

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letterina 20100321

Super User Letterine 21 Marzo 2010

L'affondo

 Sui passi di Francesco

Francesco è a cavallo...vede un lebbroso...si mescolano paura e voltastomaco...scappa...ma dopo pochi metri frena il suo cavallo...sente un brivido che non è paura, ma calore e lucidità che lo porta a guardarsi dentro.
Rientra in se stesso e torna indietro. Scende da cavallo e bacia il lebbroso. Sì, il lebbroso, con le sue piaghe, la sua forza di contagio, il suo odore insopportabile come lo sono tutte le povertà. Da quel giorno dirà :"Il Signore mi condusse da loro...", chiedendogli di andare oltre il recinto, dove scoprirà che proprio fuori dall’accampamento, dalla città, dal suo palazzo è il luogo dell’uomo.
Francesco fa la scelta dell’essenziale: rientra in sé e intraprende l’unica via che fa ritrovare il senso originario delle cose e che riconcilia con tutte le creature. La rinuncia. Da allora pregherà così:
"Donami fede diritta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda". Ed è questa umiltà profonda che gli fa vivere ciò in cui crede, lo porta a credere in ciò che spera e  a sperare la realizzazione di ciò che ama. Vive fra sogno e realtà, desiderando. Un desiderio così forte che i suoi sogni divengono realtà.
Un giorno Francesco dirà una grande verità:
"L’importante non è che noi siamo buoni o santi, ma l’importante è che Dio sia Dio". Lui si è sempre sentito creatura e ha chiamato tutto creature, senza mai provare a sostituirsi a Dio.
Anche il suo bisogno fisico di toccare il divino e di sacralizzare l’umano lo rende straordinario. Non gli basta solo teorizzare ed immaginare, lui deve vedere, toccare, sentire, vivere qualunque cosa. Per questo a Greccio, durante un Natale, sente la necessità di realizzare il presepe con personaggi vivi; allo stesso modo a La Verna, sente che non  può fare a meno di provare la stessa intensità del dolore di Gesù sulla croce accogliendo le stigmate.
Il suo percorso di vita assomiglia a quello del baco da seta. Il baco comincia a filare la seta e costruire la casa nella quale dovrà morire. Mangia le foglie di gelso, elabora il filo di seta, costruisce il bozzolo, tanta fatica e tanta cura per costruirsi quella casa dove dovrà morire per diventare qualcos’altro: umiltà profonda.

(Luigi Verdi)

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