letterina 20161120

Di cosa abbiamo bisogno?

Monticelli

«Abbiamo bisogno di tempo? Abbiamo bisogno di misericordia».

Si è conclusa così l’omelia del vescovo Francesco in occasione della chiusura della porta santa a Bergamo. Nella festa di Cristo Re è il papa a Roma a chiudere quella di San Pietro. Basterebbe questa conclusione per comprendere il senso di un cammino durato un anno.
La Chiesa ha iniziato a camminare l’otto dicembre scorso con un intento ben preciso: ricordare a un mondo martoriato dall’odio e dalla violenza la forza della misericordia.
Misericordia... La parola che è stata al centro del giubileo è stata analizzata, studiata, smembrata, osservata sotto ogni punto di vista fino ad essere percepita come un forte sentimento, lo stesso provato dal vescovo Francesco nel chiudere la porta che, in un anno, ha accolto innumerevoli fedeli.

«Ho provato lo stesso forte sentimento del giorno in cui ho aperto la porta santa – dice monsignor Beschi - perché la porta di Cristo non si chiude mai. La misericordia di Dio è eterna e la nostra preghiera dev’essere consapevole di ciò».

Un’ulteriore esperienza vissuta durante il giubileo e di cui far tesoro è quella del perdono che ha introdotto grandi e piccole realtà alla riconciliazione con Cristo.
«Questo Giubileo è stato un anno di grazia – sottolinea il vescovo – molti pellegrini sono giunti in cattedrale per assaporare il perdono di Dio e ventotto erano le chiese distribuite in tutta la diocesi che facevano altrettanto. Sono stati giorni in cui abbiamo anche dedicato tempo ed energie all’accoglienza dei migranti e alla disoccupazione che mette in ginocchio diverse famiglie. È stato anche un tempo in cui 2000 giovani hanno potuto vivere esperienze forti come la veglia delle palme con i carcerati e la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia.
Ora ci troviamo dinanzi a una grande sfida: continuare il percorso intrapreso durante il giubileo arricchendo il tempo di significato, grazie all’amore e alla grazia di Dio. Il giubileo, dopo queste parole, assume le sembianze di un viaggio in cui continuare a vivere la misericordia così come il Vangelo ci ha insegnato: "In verità, vi dico: tutte le volte che avete fatto ciò a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me!" (Mt 25, 40)» .

 

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letterina 20161113

Case da salvare

Monticelli

In questi anni, e soprattutto nell’ultimo, sentiamo spesso parlare di casa. Casa di Comunità. E la Lette...Rina puntualmente ci aggiorna sui lavori, sulle entrate e uscite, abbinando sul sito anche alcune foto dell’iter. Ma non dobbiamo dimenticare l’emergenza casa che in bergamasca e non solo investe molte famiglie.
In occasione delle Giornate Diocesane della Carità, sabato 12 e domenica 13 novembre, introdotte con la raccolta di San Martino e dei viveri porta a porta, don Claudio Visconti, direttore della Caritas Diocesana Bergamasca, richiama l’attenzione delle parrocchie sul tema delle famiglie che si trovano a vivere situazioni di emergenza abitativa. A partire da ottobre 2014, infatti, su indicazione del Vescovo Francesco, grazie alla collaborazione tra Caritas Diocesana Bergamasca e diversi altri soggetti ed enti, è stato istituito il fondo Famiglia-Casa in favore di famiglie momentaneamente in difficoltà economica. Duplice l’obiettivo del progetto: da una lato evitare che le famiglie incapaci di pagare l’affitto della propria casa si trovino ad affrontare situazioni di esclusione sociale, dall’altro contrastare il fenomeno degli sfratti dovuti ad incolpevole morosità, garantendo ai proprietari delle case un pagamento certo, anche se in maniera ridotta, del canone.
Le famiglie beneficiarie del servizio, 138 dall’inizio del progetto, 64 quelle ancora attualmente coinvolte nell’iter, si rivolgono in primis ai servizi sociali del Comune di residenza, che, una volta valutata la richiesta, attivano l’ “Accordo per la casa” che vede come attori Caritas, principale erogatrice del fondo, oltre che responsabile della parte (in)formativa, il Comune, contribuente per il 25% del canone di locazione, il proprietario dell’immobile, invitato a ridurre fino al 15% il costo dell’affitto per tutta la durata dell’accordo e la famiglia stessa, che, a seconda della condizione economico – finanziaria, partecipa al pagamento dell’affitto con un minimo del 10%.
Si riporta che l’età media dei soggetti aiutati è 47 anni, che nella quasi totalità dei casi sono presenti minori, che il 32% dei richiedenti il fondo è di origine italiana.

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letterina 20161106

Gruppi case 2016-2017

Mamma, io vado a catechismo: perché tu e il papà non ci andate?

Monticelli

 

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letterina 20161030

Chiesa missionaria, testimone di misericordia

Monticelli

Dal Messaggio del Papa per la Giornata Missionaria:

Cari fratelli e sorelle,
il Giubileo Straordinario della Misericordia, che la Chiesa sta vivendo, offre una luce particolare anche alla Giornata Missionaria Mondiale del 2016: ci invita a guardare alla missione ad gentes come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale. In effetti, in questa Giornata Missionaria Mondiale, siamo tutti invitati ad “uscire”, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana.
In forza del mandato missionario, la Chiesa si prende cura di quanti non conoscono il Vangelo, perché desidera che tutti siano salvi e giungano a fare esperienza dell’amore del Signore. Essa «ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo e di proclamarla in ogni angolo della terra, fino a raggiungere ogni donna, uomo, anziano, giovane e bambino.
La misericordia procura intima gioia al cuore del Padre quando incontra ogni creatura umana; fin dal principio, Egli si rivolge amorevolmente anche a quelle più fragili, perché la sua grandezza e la sua potenza si rivelano proprio nella capacità di immedesimarsi con i piccoli, gli scartati, gli oppressi (cfr Dt 4,31).
Egli è il Dio benigno, attento, fedele; si fa prossimo a chi è nel bisogno per essere vicino a tutti, soprattutto ai poveri; si coinvolge con tenerezza nella realtà umana proprio come farebbero un padre e una madre nella vita dei loro figli (cfr Ger 31,20). Al grembo materno rimanda il termine usato nella Bibbia per dire la misericordia: quindi all’amore di una madre verso i figli, quei figli che lei amerà sempre, in qualsiasi circostanza e qualunque cosa accada, perché sono frutto del suo grembo. È questo un aspetto essenziale anche dell’amore che Dio nutre verso tutti i suoi figli, in modo particolare verso i membri del popolo che ha generato e che vuole allevare ed educare: di fronte alle loro fragilità e infedeltà, il suo intimo si commuove e freme di compassione (cfr Os 11,8).
E tuttavia Egli è misericordioso verso tutti, il suo amore è per tutti i popoli e la sua tenerezza si espande su tutte le creature (cfr Sal 145,8-9).
La misericordia trova la sua manifestazione più alta e compiuta nel Verbo incarnato. Egli rivela il volto del Padre ricco di misericordia...

 

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letterina 20161023

Dio e i cioccolatini

Monticelli

Professore, le lascio questo scritto. È di una mia studentessa di quarta. Lo legga, credo che le potrebbe piacere". Ovviamente non ho resistito alla tentazione.

"Ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini." 
Questa frase, tra le tante lette in classe è quella che più mi è rimasta impressa. Credo riassuma pienamente il senso di una vita intera. Voglio dire, non ho mai apprezzato quei credenti praticanti che vivono il rapporto con Dio come una via che semplifica la propria vita; quei fedeli che vedono in Dio un "essere supremo" che affranca dalle fatiche, che assolve i dolori, che per l'appunto, distribuisce i cioccolatini. E' facile vivere in questa maniera, lavandosi le mani da ogni responsabilità.
Ho sempre apprezzato, al contrario, le persone che riuscivano a vedere in Dio un accompagnatore, un amico, di quelli poco discreti, che non hanno paura di dirti le cose come stanno e di darti qualche schiaffo in faccia, quando serve. Un amico un po' scomodo, scomodo come la verità, ma uno dei pochi amici che durano per tutta la vita.
Personalmente fatico a classificarmi in una delle due categorie: non ho mai detto un "Padre nostro" in più per avere cioccolatini, come ricompensa. Ma dall'altro canto non credo che sarei in grado di riconoscere e apprezzare l'esistenza di un amico che in anni e anni di amicizia non ti ha mai fatto vedere neanche l'ombra di un cioccolatino (comunque, non è il mio caso). Chi è in grado di conoscere Dio sa apprezzare l'idea del cioccolato, senza doverne per forza usufruirne. Chi sa conoscere Dio arriva alla fine della sua vita e spesso, il cioccolatino scopre di avercelo in tasca, forse senza neanche averlo mai richiesto. Perché, ecco, ci sono tanti tipi di cioccolato, così come ci sono diverse felicità e diverse strade per raggiungere Dio. Alle volte è davvero semplice!
Lo si trova nelle strade, nella gente, nelle situazioni. C'è chi lo trova nel dolore e nella sofferenza; chi semplicemente lo trova dentro di sé; una volta bussa forte, una volta più piano. Io personalmente lo trovo nella musica, lo sento forte e chiaro, mi parla, ogni tanto lo ascolto, ogni tanto no. Lo trovo nella gente che incontro, nei passi che faccio, negli errori che commetto e nelle soddisfazioni che, alle volte ricevo. Lo trovo nella solitudine e nel silenzio della notte.
Non credo sia un Dio dispensatore di cioccolatini. Non credo che saprò mai quale sia il suo vero volto, ma ho sentito più volte il forte odore del cioccolato e chissà se un giorno, come Chiara, troverò un cioccolatino in una delle tasche.

Sì, Chiara. Chiara Corbella Petrillo, la cui storia in questa ragazza di quarta superiore ha lasciato un segno.

Gilberto Borghi 

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letterina 20161016

Cresima e dintorni

Monticelli

L’incontro d’inizio anno catechistico con i genitori apre alcune riflessioni sui sacramenti. Ecco un dialogo neppure troppo inventato:

Signor parroco, non vedo l’ora che venga ‘sta Cresima di Marco che così non ci penso più.
-Ah, è così? Forse è per questo che il suo Marco non mi sembra molto entusiasta al catechismo.

Lo so che non viene volentieri, ma io gliel’ho detto: fino a quando non hai fatto la Cresima tu fai quello che dico io; poi farai quello che vuoi tu. Dico bene?
-Lei ha proprio capito tutto della Cresima e della fede, signora...! Sa perché noi facciamo così fatica nel preparare i ragazzi alla Cresima? Perché non gliene importa un fico secco; perché vengono al catechismo solo perché i genitori vogliono che completino il cartellino delle “vaccinazioni religiose” e basta. Prima di preoccuparmi di rifilargli un sacramento, io cercherei di farglielo desiderare.

Ma noi li mandiamo a catechismo proprio per questo. Glielo dovete insegnare voi.
-È vero, ma il catechismo avrà qualche incidenza solo se gli si fa vedere che “le cose della fede” son belle e sono utili per “diventare grandi”.

E noi che cosa ci possiamo fare più di quello che facciamo già?
-Dica, signora: lei e suo marito lo amate davvero il Signore?

Che cosa c’entra?
-Me lo dica: lo amate davvero il Signore?

O Dio, così sui due piedi, dire che lo amiamo forse è un po’ troppo; diciamo che lo... stimiamo, lo rispettiamo.
-Ecco, vede? Se lo amaste e vi appassionaste a lui almeno quanto tenete alla Juve, i vostri figli qualche interesse in più per lui e per le sue cose l’avrebbero. Allora il Battesimo, la Cresima, la Comunione, la Confessione non sarebbero delle prescrizioni da adempiere, ma degli appuntamenti, degli incontri per entrare sempre più a fondo, tutti insieme, genitori e figli, nel rapporto col Signore, che, anche se a prima vista non sembra, è importante e fa crescere dentro più di qualsiasi altro rapporto.

Ma, alla fine dei conti, che c’entra la Cresima con l’amore di Dio?
-È come quando suo marito, scarmigliando i capelli di Marco, gli dice:”Sei proprio in gamba; son fiero di te”. Una conferma così da parte del papà mette le ali ai piedi a quel ragazzo. Anche lei del resto, quando suo marito, di sua iniziativa, le conferma il suo amore e le dice: “Lucia, lasciamelo dire: sei forte!”, si sente pronta a tutto...

È proprio vero!
-Ecco: nella Cresima (che non a caso è chiamata anche Confermazione), Dio, per mezzo di Gesù e della Chiesa dice al suo ragazzo: “Marco, voglio che tu sappia che per me sei proprio mitico”. Se poi anche lui risponde: “Anche tu, Signore, te la cavi e voglio dirlo a tutti che stare con te è... la fine del mondo”, questa conferma reciproca diventa una forza incredibile, una marcia in più nell’affrontare la vita.
Confermato così dal Signore e dalla Chiesa, uno diventa davvero un combattente, che non ha paura di niente e di nessuno. La Cresima serve a questo! Non per niente nella Cresima si viene unti con l’Olio santo (il Crisma) come gli atleti, che sono massaggiati... con l’olio canforato.

È per quello che una volta si diceva che la Cresima ci rende soldati di Cristo?
-Esatto! Però, non si tratta naturalmente di andare a combattere “guerre sante” come quelle scatenate dal Califfato. Si tratta delle lotte interiori ed esteriori contro l’egoismo, il materialismo, l’ingiustizia, il conformismo, l’ipocrisia, ecc., per far vincere l’amore, la verità, il bene... Per questo ci vuole ed è data la grazia speciale della Cresima.

 

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