letterina 20090809

L'affondo

 

Lettera ai cercatori di Dio


Iniziamo a leggere alcuni passaggi della lettera inviata dai Vescovi Italiani

I LE DOMANDE CHE CI UNISCONO

2a.  Amore e Fallimenti

Siamo fatti per amare. L’amore dà la vita e vince la morte: "Se c’è in me una certezza incrollabile, essa è quella che un mondo che viene abbandonato dall’amore deve sprofondare nella morte, ma che là dove l’amore perdura, dove trionfa su tutto ciò che vorrebbe avvilire, la morte è definitivamente vinta" (Gabriel Marcel). Ne siamo consapevoli, anche quando le parole che pronunciamo e i fatti di cui è intessuta la nostra esistenza non sono in grado di esprimere quello che abbiamo  intuito e che desideriamo. Ci  fanno paura le persone aride, spente nella voglia di amare e di essere amate. L’amore è  irradiante, contagioso, origine prima e  sempre nuova della vita. Per amore siamo nati. Per amore viviamo. Essere amati è gioia. Senza amore la vita resta triste e vuota. L’amore  è  uscita  coraggiosa  da  sé, per andare  verso  gli  altri  e accogliere  il  dono  della  loro diversità  dal nostro  io,  superando nell’incontro  l’incertezza  della nostra  identità  e  la  solitudine delle nostre sicurezze.


Imparare ad amare


Quella dell’amore è la storia più personale della nostra esistenza. Riconosciamo i percorsi e proclamiamo  gli  eventi  che  la  punteggiano. Ma  ci  troviamo  spesso  affaticati,  stanchi,  sollecitati a fermarci al bordo della strada a causa di delusioni e incertezze. Riconosciamo che nella via dell’amore c’è sempre una provenienza, un’accoglienza e un avvenire. La provenienza è l’uscire da sé nella generosità del dono, per la sola gioia di amare: l’amore nasce dalla gratuità o non è. L’accoglienza è il riconoscimento grato dell’altro, la gioia e l’umiltà del lasciarsi amare. L’avvenire è il dono che si fa accoglienza e l’accoglienza che si fa dono, l’essere liberi da sé per essere uno con l’altro  e nell’altro,  in  una  comunione  reciproca  e aperta agli  altri,  che  è  libertà. Tutto  questo  è difficile. Mille ostacoli attraversano il cammino e spesso lo bloccano. Basta uno sguardo al mondo dei  rapporti umani, per constatare  l’evidenza di  tanti  fallimenti dell’amore, un’evidenza che appare perfino chiassosa e  inquietante. Siamo  fatti per amare e  scopriamo quasi di non esserne capaci. Originati dall’amore, ci sembra tanto spesso di non saper suscitare amore. Perché? Ce lo chiediamo quando  la nostalgia di esperienze di amore  intense e  limpide attraversa la nostra esistenza e colora  i nostri sogni. Qualcuno, raccogliendo  le parole dalla sua esperienza, suggerisce ragioni e prospettive di questa  fatica di amare,  tutte, comunque, da verificare  in prima persona.
Sono la possessività, l’ingratitudine e la tentazione di catturare l’altro le forme che più comunemente paralizzano il cammino dell’amore. La possessività paralizza l’amore perché impedisce il dono, bloccando  il cuore  in un avido e  illusorio accumulo di ricchezza per sé. L’ingratitudine è l’opposto  della  riconoscenza gioiosa.  Impedisce  l’accoglienza  dell’altro  e  impoverisce  l’anima, perché dove non c’è gratitudine, il dono stesso è perduto. La cattura è frutto della gelosia, e insieme  della  paura  di  perdere  l’istante  posseduto:  in  una  sorta  di  sazietà  illusoria  essa  chiude  lo sguardo verso gli altri e verso l’avvenire. Come superare queste resistenze? Come divenire capaci di amare oltre ogni possessività, ingratitudine e prigione del cuore? Chi ci renderà capaci di amare?


 

 

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