Quando il VANGELO della Pace “SCOMODA”

Quando il VANGELO della Pace “SCOMODA”

In questi giorni la parola pace torna fragile. E quando il Papa richiama il Vangelo per difendere l’umano e gli innocenti — non gli interessi dei potenti né la logica delle armi — spesso viene contestato, frainteso, persino aggredito verbalmente. Accade perché la pace evangelica non è neutrale: smaschera ciò che alimenta la violenza, mette a nudo orgogli, calcoli, prepotenze.

Alcuni dicono che il Papa dovrebbe occuparsi solo di “questioni morali”. Ma proprio qui sta il punto: la guerra e la pace sono “questioni morali” che riguardano l’umanità, perché decidono della vita dei popoli, dei piccoli, dei vulnerabili. Quando la Chiesa, con tutti i suoi limiti e difetti che non nascondiamo, parla di pace, non invade campi altrui: custodisce l’umano, ricorda che ogni vita è sacra, che nessuna strategia vale più di un innocente.
Per questo la domanda non è se qualcuno sia “contro il Papa”. La questione è più profonda: quando si rifiuta l’appello alla pace, si entra in tensione con il Vangelo stesso, che è annuncio di riconciliazione e non di dominio.
La pace evangelica non è debolezza: è una forza che disarma l’orgoglio e la prepotenza di certi potenti e apre vie dove il mondo vede solo muri. E la comunità cristiana è chiamata a custodirla così: con lucidità, con coraggio, con un cuore che non si abitua mai alla guerra… Così come, senza prepotenza, ha ben detto Papa Leone:
“Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore. (Papa Leone XIV) 

d.Angelo

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