Grazie alla comunità

Grazie alla comunità

Il Triduo che abbiamo vissuto è stato un dono. Un dono preparato con cura, celebrato con intensità, abitato da una comunità che sa ancora lasciarsi toccare dal Vangelo.

Giovedì Santo, “In Coena Domini”, l’Ultima Cena di Gesù ha trovato il volto dei bambini della Prima Comunione a Palazzago e della Prima Confessione a Burligo. Piedi piccoli, affidati, che hanno ricordato a tutti che il servizio non è un gesto da adulti, ma un linguaggio del cuore. E proprio lì, davanti al Signore che si china, i nostri giovani e adolescenti hanno consegnato il loro “ci sono” per il prossimo Cre. Poi la notte: lunga, silenziosa, custodita da loro. Hanno vegliato, pregato, tenuto accesa la luce dell’Adorazione mentre il paese riposava. È stato un segno forte: la fede passa di mano, e le mani sono giovani.
Venerdì Santo, la “Via Crucis” ha raccolto l’intero paese: famiglie, anziani, bambini, ragazzi e giovani, associazioni, gruppi. Abbiamo scelto di viverla in chiesa, lasciando all’esterno solo la crocifissione. Una scelta condivisa, nata dal desiderio di offrire silenzio, raccoglimento, preghiera; di permettere anche ai più fragili di partecipare. Una scelta che non chiude nulla: potremo ancora, eventualmente alternando, tornare nelle frazioni. Ma quest’anno avevamo bisogno di ascoltare la Passione nel cuore della nostra “casa comune”.
La Veglia Pasquale ci ha radunati attorno al fuoco e alla luce, all’annuncio della Risurrezione, alla Parola che attraversa la storia, al rinnovo del Battesimo, all’Eucaristia che ci ricrea. Una celebrazione intensa, partecipata con profondità, per dire e ri-dire la bellezza e il cuore della nostra fede che nasce e cresce attorno al Crocifisso Risorto.
Per tutto questo, il grazie non è una formalità: è la nostra verità. Grazie alla comunità che ha pregato, camminato, vegliato. Grazie a chi ha preparato la chiesa, gli arredi, i fiori, le tovaglie, la pulizia, l’ordine. Grazie a chi ha pensato, coordinato, servito, animato. Grazie a chi ha messo tempo, mani, cuore.
Il Triduo è stato bello perché è stato nostro. E il nostro grazie diventa preghiera: che la Pasqua continui a trasformarci, come ha trasformato questi giorni. 

d.Angelo

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