L’ombra della luce …

L’ombra della luce …

Dal buio del Golgota — un buio che non appartiene solo al passato, ma che continua a distendersi sul nostro tempo inquieto — si alza ancora il gemito della storia. È il buio delle guerre che divorano popoli, dell’incertezza che pesa come una pietra sul cuore, delle non poche liturgie funebri che hanno attraversato la nostra comunità. È il buio che porta il nome dei fratelli e delle sorelle che abbiamo accompagnato all’ultima soglia, e che porta, con una ferita più acuta, il nome del giovane Francesco.

In questo clima dove la speranza sembra assottigliarsi, la Pasqua non arriva come un sollievo facile, ma come un varco inatteso. Una fenditura nella notte. La Risurrezione non è un’idea che consola: è un evento che disarma la morte, che incrina la sua pretesa di definitività. È Dio che entra nei nostri inferi — quelli della paura, dello smarrimento, della perdita — e li attraversa fino in fondo, per trasformarli dall’interno.
Bonhoeffer, scrivendo dal carcere, intuiva che la fede non ci sottrae al mondo, ma ci radica più profondamente in esso. La speranza cristiana non è fuga: è resistenza luminosa. È la capacità di credere che, anche quando tutto sembra chiuso, il Risorto sta già aprendo un passaggio.
In questo tempo ferito, la Pasqua ci consegna allora una responsabilità: custodire una speranza che non è ingenua, ma ostinata; non fragile, ma tenace; non gridata, ma capace di farsi strada nel silenzio. La pietra è stata rotolata: ora tocca a noi non restare prigionieri del sepolcro, ma lasciarci condurre verso l’alba che già si intravede.
La Risurrezione non cancella il dolore, ma lo trasfigura. Non elimina la notte, ma la attraversa con una luce che non conosce tramonto. E ci ricorda che, anche nel buio più fitto, la vita ha già cominciato a vincere.
Buona Pasqua, con don Andrea e don Paolo.

don Angelo

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