"Signore, che io veda"

"Signore, che io veda"

Durante gli Esercizi Spirituali con il Vescovo Daniele, abbiamo considerato i personaggi della passione del Signore, leggendo e approfondendo con coinvolgimento e bellezza quello che vivremo i giorni della Settimana Santa.

Nelle domeniche di questa Quaresima, stiamo facendo non da meno, attraverso un cammino singolare con Giovanni. Nel Vangelo di questa domenica, infatti, non incontriamo soltanto un uomo cieco. Incontriamo noi stessi. Un uomo nato nella notte. Un uomo che non ha mai visto la luce del sole, i colori del mondo, il volto di sua madre. È lì, ai margini della strada. Non chiede nulla. Non grida. Semplicemente esiste nella sua oscurità. E Gesù lo vede. Prima ancora che il cieco possa accorgersi di Lui, è Gesù che prende l’iniziativa. Lo sguardo di Cristo non si ferma alla colpa, non cerca responsabili, non indaga il passato. Vede una vita da illuminare. “Io sono la luce del mondo”, dice Gesù. Poi compie un gesto umile, quasi scandaloso: si china, fa del fango con la terra e la saliva, lo spalma sugli occhi spenti. È un gesto che richiama la creazione narrata nella Genesi: Dio che plasma l’uomo dalla polvere. Qui, davanti a noi, avviene una nuova creazione. Non solo occhi che si aprono, ma un cuore che rinasce. Il cieco non vede ancora, eppure si fida. Va a lavarsi alla piscina di Siloe. Cammina nel buio con una promessa nel cuore. Quanta fede in quei passi incerti! Prima viene l’obbedienza, poi la luce. E torna che vede.
È il cammino di ogni credente. La fede non nasce completa: cresce attraverso le domande, le prove, le incomprensioni. Intorno a lui, però, ci sono uomini che vedono… eppure restano ciechi. I farisei analizzano, discutono, giudicano. Si aggrappano alle regole e perdono il miracolo. La loro sicurezza diventa oscurità. Pensano di sapere, e proprio per questo non riconoscono la luce. Forse anche noi, a volte, siamo così. Convinti di vedere, smettiamo di cercare.
Questo Vangelo ci invita a riconoscere le nostre cecità: le paure che non vogliamo guardare, i pregiudizi che ci impediscono di accogliere l’altro, l’orgoglio che chiude il cuore. Il cieco nato non ha fatto nulla per meritare la guarigione. Ha solo accolto un dono. La luce non si conquista: si riceve.

Riccardo

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