Timonieri della nave

Certamente quest’anno l’Avvento che ci apprestiamo a vivere è un Avvento particolare, un po’ faticoso, un po’ preoccupante. La vostra città e la vostra chiesa di Bergamo hanno vissuto dei momenti particolari, dei momenti drammatici in questo 2020, che ha segnato sicuramente l’anima e la coscienza di tutti. E mi chiedo se la Parola di Dio ha qualcosa da dirci oppure, come dire, se ancora una volta quello che è successo, quello che sta succedendo sta dimostrando che sì, per carità, la fede, la devozione, la messa...
Ma la vita è un’altra cosa. Il tentativo che vogliamo fare come Chiesa, come cercatori di Dio, come discepoli, è proprio quello di lasciare che la Parola illumini quello che stiamo vivendo. Non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce; Gesù è già nato nella storia e tornerà nella gloria. Siamo qui a chiederci se siamo disposti veramente, ancora e ancora, a farlo nascere nella nostra vita e non quando le cose vanno più o meno bene. Sì, ci sono i problemi di tutti i giorni: il mutuo, le preoccupazioni, i figli, la vita affettiva, ... ma in questo tempo uno sgradito ospite, il signor Covid, ha messo in discussione tutto quello che avevamo e tutto quello che eravamo. E ancora oggi siamo qui a non sapere cosa sarà del domani e se riusciremo a celebrare un Natale in serenità, oppure se ci troveremo ancora costretti nelle case.
Ha qualcosa da dire la Parola di Dio su tutto questo?
Ha qualcosa da dire questo tempo di Avvento, queste quattro domeniche che ci prepariamo a celebrare?
Io penso di sì.
Possiamo essere cristiani da sempre, possiamo essere discepoli da sempre e il Signore può non venire nella nostra vita. Ecco allora che questa prima domenica e questa prima settimana la Parola ci invita ad aspettare, ad attendere.
Dì: cosa ti stai aspettando ancora dalla vita? Un po’ di serenità, la guarigione, riuscire a riprendere l’attività lavorativa, ... Certo, sono cose straordinarie e importanti e questo Dio che è diventato uomo e che stiamo per celebrare in questo modo a Natale, come dire, asseconda questa cosa. Certamente Gesù dava una mano a Giuseppe che faceva i conti per la bottega da falegname, per capire se sarebbe arrivato alla fine del mese. Certamente Gesù ha condiviso la fatica e il dolore di sua madre quando ha visto il suo amato sposo ammalarsi e morire. Ma mi sembra che siamo chiamati ad alzare lo sguardo.
Allora vi propongo questa cosa un po’ particolare: perché non facciamo in modo che questo Avvento, in questo anno così diverso da tutti quelli che abbiamo vissuto, questo anno che segnerà la nostra vita e la nostra storia, perché non fare in modo di tornare all’essenziale, di sederci un attimo e dire: voglio fare un argine alla paura. Io voglio mettere da parte le preoccupazioni in questo momento per chiedermi chi sono davanti a Dio, cosa faccio davanti a lui? Ricordati che sei tu il timoniere della nave della tua vita, sei tu che tieni in mano il timone della tua vita e decidi dove indirizzare la barca.

Paolo Curtaz

 

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