Ancora giovani

A volte, per preparare un certificato o una pratica, apro i registri parrocchiali e con uno sguardo d’insieme vedo le diverse annate che hanno fatto la Comunione, la Cresima... Scorrendo i nomi, mi chiedo: quando ho visto l’ultima volta questo ragazzo? Da quando non vedo più a messa questa ragazza? E questi, ormai cresciuti, cosa staranno facendo? So di qualcuno che ha fatto la ragazza, ha trovato lavoro, sta facendo l’Università; li incrocio ad una festa, me ne parla un loro collega di lavoro, ti mandano a salutare... ci pensi, preghi per loro. Sì, perché quella passione con cui li hai seguiti nel tempo della catechesi, nelle celebrazioni, nelle feste dei sacramenti, nel Cre e nella formazione degli animatori, nel camposcuola e nei ritiri... si fa ora domanda: ma quel Signore che la Comunità ha cercato di affidare loro, quel Dio che abbiamo presentato come Padre di misericordia, che si è fatto amico e compagno di strada, ora dove è? E’ mai possibile che, proprio il tempo della giovinezza, tempo di speranza, di futuro, di aperture, di vita, non c’entri più niente con il Signore? E’ mai possibile che facendo la ragazza o il ragazzo uno si chiuda a tutto il resto e non esistano più amici, oratorio, chiesa, incontri? E’ mai possibile che non ci siano parole per portare al Signore la persona che si dice di amare: “ti affido il mio lui, la mia lei, dammi una mano a non prendere in giro o ad usare, ma a volere veramente il bene dell’altro/a”?
Pensavo a queste cose anche nei giorni di con-vivenza, nella Casa di Comunità, con dieci giovani, esperienza partita Domenica scorsa dopo una bella e intensa serata con una ventina di 18-30enni. Certo, anche a quell’ appuntamento pensavo di trovare un po’ più di volti amici, non per fare numero, ma per non perderci di vista, per ascoltare le belle testimonianze di quel protagonismo giovanile che porta alcuni di noi in Malawi a piantare ortaggi e fare case, alla stazione con i senzatetto, alla Comunità Raphael con i terminali di AIDS, al carcere femminile per un torneo di pallavolo o un laboratorio... e non perdere di vista Colui che non si impone ma si propone.
E’ vero ciò che la Conferenza episcopale inglese scrive: ”La Chiesa non può partire da dove i giovani non ci sono per portarli lì dove non vogliono andare. Ma possiamo condurli dal punto in cui si trovano verso dove non avrebbero mai sognato di poter arrivare”. Il problema è che un po’ di aria comunitaria questi giovani l’hanno respirata nei diversi anni, insieme a tempo, dedizione ed energie spese per e con loro. Non sarà allora quello che succede anche nelle famiglie, con tutti gli interrogativi che un papà e una mamma ad un certo punto si pongono per i loro figli? “Dove abbiamo sbagliato? Cosa dovevamo fare”? L’essere un po’ dispiaciuti o il farsi domande non toglie la paternità o la maternità, ma dovrebbe stimolare anche l’essere figli.

    Scarica qui la Lette...Rina

      Ascolta le Omelie in Parrocchia