Con il dovuto rispetto (10)

Un po’ mancavano le pagine del libro di Mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano "Con il dovuto rispetto. Frammenti di saggezza all'ombra del campanile”, vero? Eccone un’altra.

L'AVEMARIA
La Giuseppina prima della messa risponde al rosario.
La Giuseppina è svelta di lingua, ma il pensiero è persino più svelto. Per cinquanta e più volte prega: «Santa Maria (toh guarda: c'è la Carla. Come starà suo marito?), Madre di Dio (ecco la Gina. Devo chiederle della pensione), prega (ah, la Pina si è tinta i capelli!) per noi peccatori (il Giuseppe è ridicolo con quella cravatta. Com'è simpatico quel suo nipotino. Per pranzo quasi quasi mi faccio un risottino), adesso (che brava la Giovanna! Ma è invecchiata!) e nell'ora (che cos'è questo rumore? Ah. il telefonino del sacrista. Non se ne può più con questi aggeggi) della nostra morte (no, magari invece del risotto è meglio la pasta. Ho il sugo già pronto). Amen (e il giornale. Avrò la moneta")».
La Giuseppina si confida con don Ambrogio: «Dico il rosario, ma incomincio bene e poi la testa chi sa dove va».
Don Ambrogio è saggio: «Il pensiero segue la parola se la preghiera non è una formula ma si rivolge a una presenza. Maria, che ascolta. E Lei cerchi di trasformare le distrazioni in intercessioni».
La Giuseppina non è sicura di riuscire, però si dice: «E’ meglio pregare con qualche distrazione che non pregare per niente».

 

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